La bella morte (2019)

Messia – Nelle geometrie inquietanti di un pomeriggio / e nelle mattine scassate / nel filo spinato che disegna due deserti / nelle barche bruciate dei pescatori / e nelle stanze rotte dei miei vent’anni / nella stazione sempre vuota di Gorizia Confine / negli autobus a lunga percorrenza Ljubljana-Sarajevo / nei soffitti delle Chiese abbandonate / nei campanili e nelle torri di raffreddamento / nel freddo umido del lago o di un paio di cosce, / ti ho cercato / e ho trovato / me stesso seduto / nel sottobosco / a sfogliare vecchie riviste di paese / per accertarmi di aver vissuto, / mentre ascolto distante / il lamento dei giorni / delle estati consumate. / Quando il sole s’abbassa / non proietto ombre sul pavimento / per rispetto a ciò che è stato. (p. 152, Cipango)