Francesco Costa (1992 – data da destinarsi) nato per morire, vivo ciò nonostante.

Cresco nella solitudine delle Dolomiti bellunesi per migrare poi verso est, a Gorizia, dove partecipo alla scena musicale locale e mi laureo in Scienze Internazionali e Diplomatiche. Vivo in Belgio, a Venezia – di cui m’innamoro – e in Francia. Qui partecipo al movimento libertario lionese e lavoro come ricercatore presso il poeta e sociologo anarchico Mimmo Pucciarelli. Scopro la pittura ad acquerello, il pugilato e la fotografia, inizialmente come hobby e poi come progetto concreto con la creazione di questo sito e la realizzazione di alcune esposizioni. Nel frattempo completo gli studi in Antropologia Culturale e ritorno a Venezia, dove vivo tutt’ora.

Ci sono frammenti inquietanti e fuori posto nella profondità di cose e corpi: quando li percepiamo ci scopriamo nostalgici di un qualcosa che non riusciamo a descrivere e tanto meno a fotografare, ma che esiste nell’esperienza. Questa brutalità inafferrabile è ciò che cerco quando scatto una foto o rovino un foglio con carboncini e colori. Questa brutalità inafferrabile è quella a con cui mi scontro quando scrivo, per oppormi alla violenza dei pomeriggi estivi e di quelle nostalgie che s’affrontano a pugni nel costato, immagini e suoni, ma soprattutto parole. Per me la poesia è un’arma d’offesa e di difesa fatta di aggressività, vedute di spiagge devastate e grida e concerti per ghiacci che si spezzano. Un’ancora a cui aggrapparsi, un coltello da infilare nelle reni del mondo, un urlo inutile e bellissimo lanciato contro il tempo che passa.

Cipango (2020, Ed. Ensemble) è la mia prima raccolta di componimenti.

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